Deep Impressions

English

I.

When I am asked what scenes in movies have impressed me the most, the ending of "The Battle of Algiers," directed by the extraordinary Italian director Gillo Pontecorvo, with the screams of the Algerian women fighting for the independence of the African country, may come to mind; perhaps, the words of accusation of the “system” uttered by Vanzetti, played by Gian Maria Volonté, during the trial that would send him and his companion to death in the film "Sacco e Vanzetti," directed by Giuliano Montaldo, may emerge victorious from the ocean of films, shots, and dialogues that I have watched and studied. 

More than any other film, "L'Eclisse" comes to mind. The ending of the masterpiece directed by Michelangelo Antonioni is one of the most mysterious and engrossing scenes and endings in cinema, at least of the cinema that I have watched: it left a deep impression on me and might be my favorite movie scene.
It is one of those scenes, of those passages, that do not impose a vision on you, but pull something out of your subconscious, and invite you to reflect on events that could have happened, should have happened, but in the end did not happen.

The two lovers, played by Alain Delon and Monica Vitti, whose romantic involvement is at the very center of the film, never meet again after promising not only to see each other that day, but also every day thereafter.
For almost ten minutes, while we are waiting for the two to meet up, the camera points to urban structures and buildings of little significance in the Roman suburbs, to water flowing on the ground, ants climbing a tree, leaves moved by the wind. A bus stops. We expect to see one of the two lovers appear, but it is only people who look like them.

It is a magical and mysterious ending because it does not close anything—it is a fragment of a life that continues, but not as we expected.

It reminded me of the ending of one of my favorite interviews. Donald Keene, the American-born Japanese scholar of the literature of his adopted country who died a few years ago, was interviewed in 2011 by David Pilling as part of the "Lunch with the Financial Times" series. The two had just had a conversation about some of Japan's most influential writers, who had all been dead for many years. The interview ended with a moving reflection by Pilling:

Keene’s eyes are moist. He is staring past me or through me. The restaurant is still quite empty but Keene has flooded it with the memories of people, mostly long dead. He stands to leave and is helped up the narrow stairs to the city above. Down in the basement, I am left at the empty table. There is nothing, not even the wind in the pines.

A reference, that to the wind in the pines, which was a nod to the writer Jun Takami, whom the two had talked about earlier, who had concluded one of his plays with the line: "All that is left is the wind in the pines."

II.

Antonioni's "La Notte" also contains unforgettable scenes, including its ending, less ambiguous than that of "L'Eclisse," but still poignant.

In the ending scene, the French actress Jeanne Moreau, who in the movie is the wife of the novelist played by Mastroianni, tells the great Italian actor that she had in her life a man, whom we saw at the beginning of the film to be at the end of his existence in a hospital bed and whom Mastroianni also knew well, who loved her, desired her, but she preferred another man, Mastroianni, who never paid much attention to her. 
It's the same old story—I loved you, but you loved and preferred someone who didn't love you—but the stillness of the two in the grass field, Jeanne Moreau's broken voice and Mastroianni's "lost and guilty look" made the scene deeply moving.

Another brilliant scene in "La Notte" takes place at the beginning of the film, when Mastroianni is coming out of the hospital where he and his wife have gone to visit their old friend: the dying man had been in love with her, rejected by her, and is close to his last breath. Mastroianni's wife in the film, Jeanne Moreau, has already left the hospital because she cannot bear to see the man who has been in love with her die. While trying to find his way out of the hospital, Mastroianni is surprised, dragged into her room by another hospital patient, a woman who seems to have some kind of mental problem, and the two kiss.

As someone who has found himself inexplicably lost in the tourbillon of events—"Why am I doing this? It doesn't make sense!"—the scene was able to describe what I felt and saw in those peculiar moments.   
And without saying much—the scene is of few words, as those strange moments are.


Italiano

I.

Quando mi chiedono quali scene di film mi hanno colpito di più, mi viene in mente il finale de "La battaglia di Algeri", diretto dallo straordinario regista italiano Gillo Pontecorvo, nel quale si levano le grida delle donne algerine che combattono per l'indipendenza del Paese africano; forse, pensando a scene memorabili, potrebbe emergere vittoriosa dall’oceano di film, inquadrature e dialoghi che ho visto e studiato la scena che contiene le ultime parole d’accusa al “sistema” pronunciate da Vanzetti, interpretato da Gian Maria Volonté, durante il processo che avrebbe mandato a morte lui e il suo compagno di disavventure nel film "Sacco e Vanzetti" di Giuliano Montaldo. 

Più di ogni altro film, mi viene in mente "L'Eclisse". Il finale del capolavoro diretto da Michelangelo Antonioni è una delle scene e dei finali più misteriosi e coinvolgenti del cinema, perlomeno del cinema che conosco: mi ha lasciato un'impressione profonda, potrebbe essere la mia scena cinematografica preferita.
È una di quelle scene, di quei passaggi, che non ti impongono una visione, ma tirano fuori qualcosa dal tuo subconscio e ti invitano a riflettere su eventi che sarebbero potuti accadere, che sarebbero dovuti accadere, ma che alla fine non sono accaduti.

I due amanti, interpretati da Alain Delon e Monica Vitti, il cui coinvolgimento sentimentale è al centro del film, non si incontrano più dopo essersi promessi non solo di vedersi quel giorno, ma anche tutti i giorni successivi.

Per quasi dieci minuti, mentre aspettiamo che i due si incontrino, la macchina da presa punta su strutture urbane ed edifici di poco interesse della periferia romana, sull'acqua che scorre sul terreno, sulle formiche che si arrampicano su un albero, sulle foglie mosse dal vento. Un autobus si ferma: ci aspettiamo che appaia uno dei due innamorati, ma sono solo persone che assomigliano a loro.

È un finale magico e misterioso perché non chiude nulla: è un frammento di una vita che continua, ma non come ci si aspettava.

Mi ha ricordato il finale di una delle mie interviste preferite. Donald Keene, lo studioso giapponese, ma di origine americana, che fu ricercatore e divulgatore della letteratura del suo Paese d'adozione prima di morire qualche anno fa, venne intervistato nel 2011 da David Pilling per la serie "Lunch with the Financial Times". I due avevano appena dialogato su alcuni degli scrittori più autorevoli prodotti dal Giappone, tutti morti già da molti anni. L'intervista si concludeva con una commovente riflessione di Pilling:

Gli occhi di Keene sono umidi. Mi sta fissando davanti o attraverso di me. Il ristorante è ancora semivuoto, ma Keene lo ha inondato di ricordi di persone, per lo più morte da tempo. Si alza per andarsene e viene aiutato a salire le strette scale che portano alla città. Nel seminterrato, rimango al tavolo vuoto. Non c'è nulla, nemmeno il vento tra i pini.

Un riferimento, quello al vento tra i pini, che era un rimando allo scrittore giapponese Jun Takami, di cui i due avevano parlato in precedenza, che aveva concluso una delle sue opere teatrali con la frase: "Tutto ciò che resta è il vento tra i pini".

II.

Anche "La Notte" di Antonioni contiene scene indimenticabili. Tra queste il suo finale, meno ambiguo di quello de "L'Eclisse", ma comunque struggente.

Nella scene finale, l’attrice francese Jeanne Moreau, nella pellicola moglie del romanziere interpretato da Mastroianni, racconta al grande attore italiano di aver avuto nella sua vita un uomo—lo abbiamo visto all'inizio del film essere alla fine della sua esistenza in un letto d'ospedale, anche Mastroianni lo conosceva bene—che la amava, la desiderava, ma lei gli aveva preferito un altro, il romanziere interpretato appunto da Mastroianni, che invece non le aveva mai prestato molta attenzione. 
È la solita storia —io ti amavo, ma tu amavi e preferivi qualcuno che non ti amava—ma l'immobilità dei due nel prato, la voce rotta di Jeanne Moreau e lo "sguardo perso e colpevole" di Mastroianni rendono la scena profondamente commovente.

Un'altra scena brillante de "La Notte" si svolge all'inizio del film, quando Mastroianni sta uscendo dall'ospedale dove si è recato con la moglie per visitare il loro vecchio amico: l’uomo è stato di lei innamorato e da lei respinto, ed è prossimo all'ultimo respiro. La moglie, Jeanne Moreau, se n'è già andata perché non può sopportare di vedere morire l'uomo che è stato innamorato di lei. Mentre cerca la via d’uscita dall’ospedale, Mastroianni viene sorpreso, trascinato nella sua stanza da un'altra paziente, una donna che sembra avere qualche problema di natura mentale, e i due si abbracciano e si baciano.

Da persona che a volte si è trovata inspiegabilmente persa nel tourbillon degli eventi—”Perché lo sto facendo? Non ha senso!”—la scena è riuscita a descrivere ciò che ho provato e visto in quei momenti singolari. 
E senza dire molto—è una scena di poche parole, come lo sono quegli strani momenti.